L’arrivo

Quando nel tardo pomeriggio di un caldo mattino Johnny Dream mise piede nel paese di Villainquieta, tutti pensarono che fosse solamente di passaggio. Con sé aveva solo una piccola borsa di pelle gonfia ai lati, un bastone da passeggio, un cappello calato sulla fronte e un portafogli abbastanza fornito. Inoltre teneva una piccola pistola automatica nel taschino della giacca ma di questo particolare nessuno se ne accorse.

Non arrivò a cavallo e nemmeno con la corriera di mezzogiorno. Non scese dal treno e neppure da una mongolfiera. Entrò in paese a piedi, per nulla affaticato, anche se la polvere depositata sui suoi vestiti e sul viso rivelavano che aveva percorso numerosi chilometri.

Prima di varcare i confini si soffermò davanti al cartello che indicava il nome del paese.

“Villainquieta – abitanti 208” .

Il numero era cancellato con una barra e al suo fianco c’erano cifre maggiori e inferiori che seguivano evidentemente il ritmo delle nascite e delle morti. Qualche spiritoso aveva aggiunto in basso alcune scritte:

“210 con il caprone di Jonata”.

“222 con le pulci del vecchio Tobia”.

E come ogni cartello che si rispetti, anche questo aveva alcuni fori provocati da qualche proiettile, fori che andavano a disegnare un teschio stilizzato.

benvenuti a villainquieta

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4 responses to “L’arrivo

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