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La copertina

Io non lo sapevo, lei non me l’aveva detto oppure io ero molto distratto. Fatto sta che su youtube ho trovato questo video, la nascita della copertina di Benvenuti a Villainquieta, e pure del mio volto, i miei abiti, il cappello…io, Johnny Dream.

Che dire? Mi emoziona come il primo giorno.

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Benvenuti a Villainquieta

e questa non è una recensione da sogno? Da non dormirci più la notte…

STRAVAGARIA

Paolo Perlini, Benvenuti a Villainquieta, EdiGiò

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Raccontare favole è un’arte, qualsiasi bambino lo sa, ed anche qualsiasi adulto, soprattutto se ha avuto la fortuna di avere nella sua infanzia una persona speciale che lo prendesse sulle ginocchia per accompagnarlo in un mondo di immagini e parole.
Chi ha amato le storie da piccolo non smette di amarle da adulto e leggendo “Benvenuti a Villainquieta” si comprende fin dalle prime righe il motivo per cui questo libro -premiato da una giuria di ragazzi nel 2010, al concorso intitolato a Olga Visentini- faccia spuntare il sorriso anche sul volto di lettori più grandicelli.
Pani, al secolo Paolo Perlini, possiede naturalmente la capacità di incantare, e anche i racconti presenti sul blog hanno la semplice raffinatezza e lo stesso sguardo attento e scanzonato che riconosciamo tra le pagine di questa storia.

Johnny Dream, eroe pacifista e riservato, arriva a Villainquieta con gli abiti…

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Una dedica a Paolo

Anche la Topina ne parla…

La topina della valle Argentina

Cari topi,SONY DSC quest’oggi vorrei dedicare un post intero ad una persona che non ho mai citato nei miei articoli se non due o tre volte per chiedergli il nome di qualche pianta. Non ho mai SONY DSCpubblicizzato il suo blog (bellissimo), non l’ho mai premiato con qualche award che mi donavano, non ho mai nominato il blog della sua fantastica opera e, per giunta, l’ho sempre scherzosamente maltrattato rispondendo alle sue punzecchiature da vero brontolone ad ogni cosa che scrivevo. Una vera scocciatura! Avete presente Brontolo il nano di Biancaneve? Oppure il Puffo Quattrocchi, Bastian Contrario, Sebastian, il gambero di Ariel, ecco, lui è così. Oh, potete tranquillamente andare a vedere i vari commenti sparsi per il mio blog. Si è ammorbidito solo nell’ultimo periodo. Secondo me grazie ai suoi splendidi fans, i bambini della IV-B scuola elementare Ferrante Alberici di Boretto che, tutti insieme, hanno letto il suo capolavoro. Però…

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Dear Miss Fletcher che parla di…Benvenuti a Villainquieta

Una bellissima recensione da parte di Miss Fletcher. Roba da non dormire più la notte 🙂


Amazon: la prima recensione

Dopo le recensioni su Anobii, ecco la prima su Amazon!

Che qui riporto:

Le recensioni più utili
5.0 su 5 stelle come un sogno nella realtà 12 gennaio 2013
Di punto
delizioso piacevole romanzo adatto ad un pubblico molto giovane ma non per questo meno piacevole per chi ama il mondo della fantasia e della spensieratezza.
Il villaggio Villainquieta, la cui targa all’ingresso si presenta minacciosamente foracchiata dalle pallottole,vive pian piano il momento magico di trasformazione grazie al sapiente lavoro del protagonista, tale Johnny Dream , il cui lavoro non è certo quello dei comuni mortali.
Questo paese surreale, descritto con semplicità e fantasia (basti pensare ai nomi buffi dei personaggi), saprà catturare l’attenzione di ognuno facendo vivere per qualche momento la magia delle favole pur non staccandosi da un messaggio positivo che fa da sfondo per tutto il racconto.
Essendo diviso a capitoli brevi il romanzo offre la possibilità di essere letto a puntate: chi ama leggere libri ai bambini saprà apprezzare questa opportunità.

La prima recensione su Anobii

Su Anobii, il social network dedicato ai libri, è arrivata la prima recensione!johnnydream

Seguite il link oppure leggete qui sotto.

“Benvenuti a Villainquieta” di Paolo Perlini è un libro che ha come suo pregio la freschezza della narrazione, sospesa tra uno stile quasi fumettistico, attraverso il ricorso frequente a onomatopee e nomignoli da cartoons, e la fiaba, dove tutto può succedere, pure che un baldanzoso giovanotto, Johnny Dream, si improvvisi cattura-incubi e riesca a liberare un’intera cittadina dagli inquietanti sogni che tormentano i suoi abitanti.
C’è qualcosa di classico in questa storia: il protagonista, apparentemente comune e insignificante, che compie un’azione inconsueta nell’incredulità generale conquistandosi la benevolenza e la stima generale. L’antagonista, il cattivo di turno, odioso per modi e pensieri, che ostacola il protagonista nella sua missione. Il lieto fine non risparmia nessuno, buoni e cattivi, cattivi che in realtà erano solo incompresi.
Ma in questo racconto si possono anche trovare buonumore, ironia, facce buffe, nomi strampalati, situazioni tenere e comiche, cioè tutti quegli ingredienti che trasformano una buona narrazione in qualcosa di appassionante e divertente.
Certo non manca spessore a questo racconto surreale che allude a un’arte recente, diffusa nel mondo moderno da Freud in avanti, di notevole influenza sul modo di interpretare la nostra vita psichica.
Benvenuti a Villainquieta è un racconto surreale e magico, lasciarsi trasportare dalla narrazione è piacevole e si percepisce intensamente la positività che incarnano i personaggi, anche quando adottano comportamenti indesiderati o dannosi per la collettività.
In questa come nelle altre storie di Paolo Perlini c’è un mondo che sa di vecchie buone maniere, di peculiarità personali che ravvivano e animano la quotidianità. Ci sono dettagli, minime inquadrature sulla vita delle piccole comunità che danno l’idea dell’equilibrio, di un vivere in reciproco rispetto, fatto anche di interesse e passione per la complessità e la varietà del genere umano.


Una recensione a “Benvenuti a Villainquieta”

Una bellissima recensione di Katia Ostanel, che ha già pubblicato sul suo blog e che qui riporto. Grazie Katia!

Quando ero piccola leggevo un libro via l’altro. Leggevo a letto, sul divano, nei boschi e nell’armadio. Ho fatto corse a perdifiato con Zanna Bianca, sono stata una delle piccole donne, ho navigato ventimila leghe sotto i mari, sono stata nell’orfanotrofio ad aspettare Papà Gambalunga ed ho giocato con i ragazzi della via Pal. Ho girato il mondo in ottanta giorni, ho combattuto con Re Artù e mi sono dondolata sugli alberi della foresta con Mowgli. Era bello smarrirsi così, farsi risucchiare completamente dalle parole, dalle avventure, perdersi, trasformarsi e riemergere differentemente uguale. Ora che sono cresciuta (in un certo senso) quello che leggo è mutato in relazione alle esperienze, al gusto, agli interessi e spesso mi ritrovo a rileggere più volte volumi ormai usurati dalle mie sottolineature, dalle mie domande, dai miei occhi. E se a volte, per bisogno di magia, mi assaporo qualche pagina di Rodari e danzo sulle sue rime per dimenticare l’età anagrafica, era tanto che non leggevo un libro per ragazzi.
L’occasione mi si è presentata con “Benvenuti a Villainquieta” perchè l’autore ( e su queste parole gonfio il petto piena d’orgoglio) è Paolo Perlini, un mio carissimo amico. Ora, dopo aver letto queste ultime parole starete tutti pensando: “E certo che adesso parla bene del libro, è amico suo, cosa vuoi che dica, che non è bello?”. Avete ragione sul fatto che ne parlerò bene, ma non per un  servilismo al quale mi potrei sentire costretta per rispetto del rapporto che ho con Paolo (o Pani, per gli amici). “Benvenuti a Villainquieta” non ha bisogno di salamelecchi forzati,  di pareri forzatamente positivi, di inutili ossequi. Perchè, semplicemente, è bello.

Io non sono una critica letteraria. Quando ero una giovane ragazza piena di belle speranze, volevo diventare critica cinematografica, ma nel momento in cui i sogni hanno lasciato il posto alla realtà mi sono costruita un mio personalissimo modo di giudicare se una cosa mi piace o no. Nel caso della musica, ad esempio, deve venirmi la pelle d’oca. Se non mi viene, quello che sto ascoltando non mi ha suscitato grandi emozioni. Mi piacciono i film quando mi fanno piangere come la fontana di Trevi (sono masochista, lo so) e mi piace una fotografia se riesce a raccontarmi una storia. Mi piace un quadro se riesco a comprenderlo e mi piace un libro, un racconto, se mi fa viaggiare. E’ certo un modo riduttivo di porsi nei confronti di qualunque forma d’arte, ma è un giudizio di pancia, totalmente sincero, completamente sentito che chi mi conosce riesce anche a comprendere ed apprezzare.
Mentre leggevo “Benvenuti a Villainquieta” ho pensato a due persone: Sergio Leone e Tolkien. Perchè questo, che in teoria nasce come racconto per ragazzi, è in realtà una piccola sceneggiatura da film western: c’è un piccolo villaggio, ci sono sceriffi e banditi, c’è la polvere della terra e gli allevamenti del bestiame. C’è il barbiere, il sarto, il parroco del paese. Ci sono tutti gli elementi costituenti del più classico film alla Sergio Leone. Ti aspetti che da un momento all’altro si arrivi alla sparatoria davanti al saloon. Ma, essendo appunto un racconto per ragazzi, la violenza qui è solo sussurrata, accennata (meraviglioso il passaggio in cui il cattivo del villaggio, per far capire che vuole essere lui a comandare, va a rovesciare tutti gli animali degli altri cittadini: rovesciare, ho detto, badate bene, non uccidere). Insomma, se posso dare un consiglio spassionato: leggetelo con Morricone in sottofondo.
E poi ho pensato a Tolkien per i nomi dei personaggi: Gustavo Abbracciavento, Otello Buttacavoli, Geremia Ingannamorte, Jonata Gonfiacani e tanti altri mi hanno di colpo proiettata nell’universo della Terra di Mezzo, dove trovavi nomi come Thorin Scudodiquercia e tanti altri onomatopeici, proprio come quelli di Villainquieta.
Anche se, devo dirvelo: il mio personaggio preferito rimane il caprone di Jonata.
Ho fatto un viaggio, leggendo questo racconto. Ed era un bel viaggio. Ero lì, con tutti loro, a cercare di capire chi era Johnny Dream, da dove arrivava, dove sarebbe andato. E per un attimo sono tornata la bambina che si chiudeva nell’armadio per leggere in segreto storie di uomini, di mondo e, forse, anche un pò di me.

Per sapere tutto tutto su Johnny Dream cliccate qui e per continuare a seguirlo nelle sue avventure, non perdetevi anche il suo blog.
Un abbraccio e un saluto e tanti complimenti a Giulia, anche lei mia (nostra) cara amica, che ha disegnato la copertina per il primo (ed ho detto primo) successo del nostro Pani.

Katia